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Alcool, quando è troppo? Dipende (anche) dai tuoi geni

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Alcool, quando è troppo? Dipende (anche) dai tuoi geni

25 mar, 2021

Come tutti sappiamo, gli effetti del consumo di alcolici sono variabili da individuo a individuo. Sia i fattori genetici che ambientali contribuiscono alla variazione degli effetti inebrianti dell'alcol e della dipendenza da alcool tra gli individui all'interno della stessa popolazione e tra popolazioni diverse. Cosa significa?

In questo articolo vedremo:

  1. Alcool e abitudini di consumo in Italia
  2. Come funziona il metabolismo dell’alcool, in breve
  3. I geni coinvolti nel metabolismo dell’alcool
  4. I danni dell’alcool sull’organismo
  5. Qual è il limite per il consumo di alcool?

Alcool e abitudini di consumo in Italia

L’etanolo o alcool etilico è una sostanza non nutriente che si ottiene mediante il processo di fermentazione di zuccheri o amidi vegetali ad opera di specifici microrganismi.

Pur apportando energia con circa 7 kcal/g, non ha finalità funzionali e/o metaboliche specifiche. Risulta invece fonte di danno diretto delle cellule di molti organi, in particolare fegato, stomaco e sistema nervoso centrale.

La principale fonte di alcool nella dieta della popolazione italiana è rappresentata da vino e sostituti (84%), seguito da birra e da altre bevande alcoliche

Secondo i dati Istat relativi al 2019, il 66,8% della popolazione italiana di età superiore agli 11 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell'anno, percentuale stabile rispetto agli anni precedenti. 

Se da un lato la percentuale dei consumatori giornalieri di bevande alcoliche è in diminuzione (20,2% nel 2019 rispetto a 27% nel 2009), è in aumento la quota di quanti consumano alcool occasionalmente (dal 41,5% del 2009 al 46,6% del 2019) e quella di coloro che bevono alcolici fuori dai pasti (dal 25,5% del 2009 al 30,6% del 2019).

Come funziona il metabolismo dell’alcool, in breve

Ripercorriamo brevemente cosa avviene nel nostro organismo quando ingeriamo bevande alcoliche.

Dopo l’assunzione di bevande alcoliche, l’alcool etilico o etanolo viene assorbito a livello dello stomaco e della mucosa intestinale, da cui si diffonde rapidamente in tutti i liquidi corporei, e successivamente metabolizzato in sede epatica con un processo di ossidazione. L'assorbimento avviene più rapidamente se la bevanda viene assunta a stomaco vuoto ed è per questo che è tipicamente consigliato assumere alcool durante i pasti.

Circa il 90% dell’etanolo ingerito viene metabolizzato all’interno dell’organismo, mentre il rimanente 5-10% viene espulso tramite le urine, il sudore e l’aria espirata

Cosa significa “metabolizzato”? Essenzialmente e semplificando moltissimo, significa che l’alcool viene sottoposto a una serie di reazioni in grado di trasformarlo in altre sostanze assimilabili dall’organismo.

Per poter metabolizzare correttamente l’alcool contenuto nelle bevande è richiesto l’intervento di diversi enzimi, proteine in grado di accelerare la “digestione” di una certa sostanza. I principali enzimi coinvolti nel metabolismo dell'alcol sono l'alcol deidrogenasi (ADH) e l'aldeide deidrogenasi (ALDH)

I due enzimi operano in sinergia. In particolare, l’alcol deidrogenasi ADH ha il compito di convertire l’etanolo in acetaldeide, che viene successivamente convertita dall’aldeide deidrogenasi ALDH in acetato.

I geni coinvolti nel metabolismo dell’alcool

Entrambi gli enzimi si presentano in diverse forme che sono codificate da diversi geni appartenenti a due grandi famiglie omonime: i geni ADH e i geni ALDH. Gran parte della variabilità individuale nella capacità di metabolizzare l'alcool è dovuta proprio all’azione di questi geni.

La presenza di varianti genetiche nella sequenza dei geni ADH e ALDH che controllano la capacità di metabolizzare l'alcol possono essere responsabili dello sviluppo di sensibilità all'alcool.

I differenti alleli ADH o ALDH che fanno parte del patrimonio genetico di una persona influenzano il suo livello di tolleranza al consumo di alcol e, parallelamente, il rischio di alcolismo. I ricercatori fino ad oggi hanno studiato principalmente le varianti di codifica nei geni ADH1B o ADH2, ADH1C e ALDH2 che sono associate a proprietà alterate degli enzimi risultanti. 

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Ci sono varianti di alcuni di questi geni che codificano enzimi con caratteristiche diverse e che hanno anche una diversa distribuzione etnica

Per esempio, è noto che nella popolazione di origine asiatica sono più diffuse specifiche varianti genetiche che producono enzimi meno efficienti nel metabolismo dell’alcool e quindi determinano una minore tolleranza dell’alcool, con l’insorgenza di sindrome alcolica a dosi etiliche più basse. 

In particolare nei soggetti di origine est-asiatica (Cina, Giappone, Corea), una variante del gene ALDH2 causa una carenza dell’enzima aldeide deidrogenasi e impedisce l’ossidazione dell’acetaldeide, che accumulandosi provoca nausea e arrossamento del volto, noto in gergo come “Asian Flush Syndrome”.

Inoltre, secondo alcuni studi emerge sempre più chiaramente che alcune varianti dei geni ADH e ALDH hanno un effetto “protettivo” dal rischio di alcolismo

Per esempio, alcune varianti codificano enzimi ADH particolarmente attivi, con conseguente conversione più rapida dell'alcol in acetaldeide. Oppure, una variante del gene ALDH2 codifica un enzima ALDH essenzialmente inattivo, con conseguente accumulo di acetaldeide. In entrambi i casi, si manifesta una certa “intolleranza” verso le bevande alcoliche che si traduce in un minore rischio di alcolismo. 

I danni dell’alcool sull’organismo 

Come abbiamo visto, gran parte del lavoro nel metabolismo dell’alcool è dovuto all’azione congiunta di diversi enzimi, principalmente ma non esclusivamente gli enzimi ADH e ALDH.

La capacità complessiva dei sistemi enzimatici impegnati nell’ossidazione dell’alcool è relativamente modesta e si aggira intorno ai 150-180 grammi di alcol al giorno

Cosa succede quindi se il consumo di alcool supera la capacità dei sistemi enzimatici?

Gli organi più danneggiati dal consumo eccessivo di alcool sono naturalmente il fegato, lo stomaco e il sistema nervoso centrale

Se il consumo di alcool è elevato, inoltre le sostanze tossiche in eccesso che si formano non vengono “neutralizzate” dall’azione degli enzimi e possono portare alla formazione di quantità notevoli di radicali liberi, che a loro volta sono coinvolti nei processi di stress ossidativo

Oltre a essere tra le principali cause di incidenti stradali anche mortali, l’abuso di alcool è uno dei più importanti fattori di rischio per malattie cardiovascolari come cardiomiopatie, aritmie, ipertensione e ictus

Inoltre, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, un consumo “non moderato” di alcool si accompagna ad un significativo incremento di rischio relativo per numerose condizioni patologiche, tra cui almeno 14 tipi di cancro.

Come riporta anche l'AIRC nel suo rapporto sulla correlazione tra alcool e tumori, l'alcool è stato inserito nel gruppo 1 degli agenti cancerogeni ed è responsabile del 10% dei tumori che colpiscono gli uomini e del 3% dei tumori che colpiscono le donne. Più in dettaglio:

  • 25-45% dei tumori della bocca (faringe, laringe e cavità nasali)
  • 18-33% dei tumori del fegato
  • 4-17% dei tumori del colon
  • 5% dei tumori al seno femminili

Qual è il limite per il consumo di alcool?

Alla luce di quanto detto finora, quanto alcool è consigliabile consumare?

Al momento nessuno studio ha potuto indicare un “valore soglia” al di sotto del quale il rischio sia prossimo allo zero. 

Sicuramente però esiste una correlazione tra quantità consumata e incremento del rischio, motivo per cui è consigliabile tenersi al di sotto delle dosi di “consumo moderato”: 

  • non più di 2-3 Unità Alcoliche (UA) al giorno per gli uomini;
  • circa 1-2 Unità Alcoliche per le donne.

Ogni Unità Alcolica corrisponde a circa 12 grammi di alcool etilico, indicativamente la quantità contenuta rispettivamente in una lattina di birra (330 mL), un bicchiere di vino (125 mL) o un bicchierino di liquore (40 mL).

In presenza di specifiche condizioni particolari come un’elevata predisposizione a sviluppare sensibilità all’alcool, il consiglio è quello di eliminare o ridurre il più possibile il consumo di alcool, unico modo per prevenire la comparsa dei sintomi.

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Scritto da

Team Netgenomics
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