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Test del DNA per le intolleranze alimentari: qual è il migliore?

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Test del DNA per le intolleranze alimentari: qual è il migliore?

16 apr, 2021

Se conosci un po’ il mondo delle intolleranze alimentari, lo saprai già: orientarsi tra gli innumerevoli test del DNA per le intolleranze alimentari non è semplice. 

Vieni quindi naturale chiedersi: come posso scegliere il test genetico migliore per me?

Una rapida ricerca su Google restituisce migliaia di risultati: test più o meno attendibili che promettono di individuare le intolleranze a centinaia e centinaia di alimenti, test per le intolleranze alimentari basati sull’analisi del DNA e così via.

In questo articolo vedremo:

  1. Cos'è davvero un'intolleranza alimentare
  2. Cosa rileva un test genetico predittivo
  3. Cosa può dirci un test genetico per le intolleranze alimentari
  4. Scegliere il test genetico migliore

Cos'è davvero un'intolleranza alimentare

Innanzitutto, è bene chiarire cosa si intende con “intolleranza alimentare”.

Come abbiamo già avuto modo di vedere in altri articoli, l’intolleranza alimentare rientra nell’ampio gruppo delle reazioni avverse all’ingestione di alcuni alimenti. In particolare, si parla di “intolleranza alimentare” ad alcune condizioni specifiche.

Nello stesso gruppo infatti rientrano anche le vere e proprie allergie alimentari: significa che intolleranza e allergia alimentare sono la stessa cosa? Assolutamente no!

L’allergia è una reazione avversa all’ingestione di un certo alimento o nutriente detto allergene, che viene interpretato dall’organismo come potenzialmente dannoso e attiva quindi una risposta immediata del sistema immunitario, la cosiddetta reazione allergica appunto. Solitamente, questa reazione si scatena in concomitanza con l’ingestione dell’alimento, anche in dosi minime. Per questo, l’allergia è definita “dose-indipendente”: nei soggetti allergici, è sufficiente l’ingestione di una minima quantità di allergene per avere serissime conseguenze e arrivare allo shock anafilattico, potenzialmente letale.

L’intolleranza alimentare invece è anch’essa una reazione avversa all’ingestione di un certo alimento, ma a differenza dell’allergia NON scatena l’attivazione del sistema immunitario e quindi non può causare gravi conseguenze come lo shock anafilattico e la morte. I sintomi delle intolleranze alimentari sono dunque molto più lievi. Inoltre, l’intolleranza alimentare è nella maggior parte dei casi “dose-dipendente”. Ciò significa che l’intensità della reazione avversa dipende dalla quantità ingerita: non a caso, la maggior parte dei soggetti intolleranti può generalmente assumere piccole quantità dell’alimento senza incorrere nella comparsa dei sintomi più evidenti.

Attenzione: sia l’allergia che l’intolleranza alimentare si differenziano a loro volta dalle reazioni di tossicità che si manifestano in seguito all’ingestione di alimenti contenenti sostanze tossiche. Come ricorda anche la classificazione proposta dalla European Academy of Allergy and Clinical Immunology, le reazioni avverse agli alimenti si distinguono in tossiche e non tossiche.

Le reazioni tossiche o da avvelenamento sono causate dalla presenza di tossine nell’alimento e dipendono esclusivamente dalla quantità di alimento tossico che viene ingerito. Ciò può avvenire in caso di cattiva conservazione degli alimenti, contaminazioni nella filiera produttiva o simili, ma anche dalla tossicità di certi alimenti: un tipico esempio di reazione tossica è l’avvelenamento dovuto all’ingestione di funghi.

Chiariti questi punti fondamentali, vediamo più nel dettaglio cosa ci possono dire i test genetici per le intolleranze alimentari.

Cosa rileva un test genetico predittivo

Come abbiamo visto, un test genetico predittivo o di suscettibilità è un’indagine molto accurata della sequenza dei geni coinvolti in importanti processi del nostro organismo che ha lo scopo di rilevare le eventuali varianti genetiche note a cui sono associate alcune condizioni. Nel caso del test genetico per le intolleranze alimentari, queste condizioni sono appunto le varie intolleranze a glutine, lattosio e così via.

In sostanza, il campione di DNA prelevato solitamente dalla saliva viene estratto e sequenziato con metodologie avanzatissime per “leggere” la lunga sequenza di basi azotate e verificare se sono presenti alcune piccole ma sostanziali alterazioni che prendono il nome di SNPs (pronuncia snips).

Variante genetica o SNP

In base alle evidenze scientifiche attuali, se nel nostro DNA sono presenti determinati SNPs, avremo una predisposizione più alta della media di sviluppare certe condizioni, dalle intolleranze alimentari alla fisiologia della pelle, dalle prestazioni muscolari alle carenze vitaminiche.

Questo perché se gli SNP si trovano sui geni coinvolti nella sintesi di proteine fondamentali o nel metabolismo di certi nutrienti, la loro presenza può alterare la quantità e la qualità delle sostanze prodotte, e di conseguenza avere effetto sull’efficienza dei vari processi organici che le utilizzano.

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Cosa può dirci un test genetico per le intolleranze alimentari

Cosa significa tutto ciò nell’ambito delle intolleranze alimentari?

Un test genetico predittivo per le intolleranze alimentari va a ricercare la presenza di eventuali SNPs nella sequenza dei geni che controllano l’assorbimento, la digestione e il metabolismo di determinati nutrienti che possono causare fenomeni di intolleranza. 

A questo punto è importante fare una distinzione: se è vero che ognuno di noi può assumere con più o meno facilità i vari cibi che compongono la nostra dieta, non tutti gli alimenti possono causare veri e propri fenomeni di intolleranza.

Secondo le linee guida accettate dalla comunità scientifica, le intolleranze alimentari effettivamente riconosciute sono molte meno di quanto ci si potrebbe aspettare: su tutte, l’intolleranza al lattosio e l’intolleranza al glutine.

Per questo non è perlomeno del tutto corretto parlare di “intolleranza a oltre 100/300/600 alimenti” che certi test promettono di rilevare.

Accanto alle intolleranze vere e proprie, esistono poi altri tipi di fenomeni indesiderati che non rientrano nella definizione di intolleranza ma sono più propriamente sensibilità alimentari.

Questo tipo di reazione avversa agli alimenti può manifestarsi nei soggetti interessati con sintomi simili a quelli dell’intolleranza: è il caso per esempio di sostanze come il fruttosio, la caffeina e l’alcool etilico, presenti in molti dei cibi che consumiamo quotidianamente, che in soggetti predisposti possono causare difficoltà di digestione, gonfiore e altri disturbi intestinali.

Un esempio evidente è la caffeina: alcune persone possono assumere notevoli quantità di caffè senza particolari problemi, mentre altre accusano disturbi di varia natura (mal di testa, irritabilità, insonnia, per citare solo i più comuni) in seguito al consumo di quantità anche minime di caffeina.

Si parla in questo caso proprio di sensibilità alla caffeina, più che di “intolleranza alla caffeina”, come avevamo avuto modo di spiegare nell'articolo sugli effetti del consumo di caffè.

La ragione di questa elevata sensibilità al consumo di caffè e alimenti contenenti caffeina è da ricercare nel proprio DNA: in presenza di determinate varianti genetiche nella sequenza dei geni coinvolti nel metabolismo della caffeina, l’organismo non sarà in grado di metabolizzarla efficacemente e quindi si manifestano gli effetti indesiderati legati al consumo eccessivo di caffè anche con quantità ridotte.

Un’altra importante considerazione va fatta nei confronti del test genetico per l’intolleranza al glutine. Come sappiamo, intolleranza al glutine e celiachia NON sono sinonimi - ne avevamo parlato in modo più approfondito nell’articolo dedicato a celiachia e intolleranza al glutine.

Nello specifico, il test genetico per l’intolleranza al glutine ha un elevato valore predittivo “negativo”, ovvero: se il test genetico rileva una bassa predisposizione per l’intolleranza al glutine, si può ragionevolmente escludere che si possa sviluppare la celiachia - in altre parole, è molto improbabile che il soggetto in questione possa soffrire di celiachia. Per questo motivo, il test genetico è molto utile nel valutare la predisposizione genetica dei familiari di primo grado di soggetti celiaci.

Un’alta predisposizione all’intolleranza al glutine invece non necessariamente esclude un possibile sviluppo di celiachia. In caso di dubbi, è sempre consigliabile rivolgersi al medico di fiducia che potrà valutare il caso specifico e prescrivere ulteriori analisi diagnostiche.

Scegliere il test genetico migliore

Per rispondere alla domanda di partenza, qual è quindi il miglior test del DNA per le intolleranze alimentari? Si potrebbe dire che il test genetico “migliore” è quello più adatto alle proprie esigenze particolari

Alcuni fattori importanti da conoscere e considerare per la scelta sono:

  • le condizioni indagate dal test: mi interessa conoscere la predisposizione a una singola intolleranza che sospetto di avere, o mi è più utile avere una panoramica completa su intolleranze e sensibilità di cui potrei soffrire senza saperlo? 
  • la metodologia di analisi: la metodologia, i macchinari e le tecnologie utilizzate per l’analisi e l’interpretazione del risultato possono fare la differenza nel risultato finale. Le più avanzate tecnologie di sequenziamento in uso oggi garantiscono un’accuratezza nella lettura del DNA pari al 99%.
  • il risultato: nella maggioranza dei casi, il risultato del test è un’indicazione relativa alla propria predisposizione. È fondamentale capire bene cosa significa: una predisposizione NON è una diagnosi e non sostituisce il parere medico. In presenza di una predisposizione sospetta la cosa migliore è rivolgersi al proprio medico di fiducia o a uno specialista, che potrà aiutarci a interpretare il risultato nel quadro più ampio della nostra storia clinica. Eventualmente potrebbe essere consigliato eseguire ulteriori esami diagnostici.

Con il nostro test genetico Nutrition è possibile conoscere non solo il proprio profilo completo di intolleranze e sensibilità alimentari a lattosio, glutine, fruttosio, caffeina, alcool e nichel, ma anche molte altre condizioni legate all’alimentazione e al metabolismo: dalle carenze di vitamine e minerali fondamentali alla predisposizione all’aumento di peso, passando per le alterazioni del metabolismo di grassi e carboidrati che possono portare all’insorgenza di patologie cardiovascolari e metaboliche.

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Scritto da

Team Netgenomics
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