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Il test genetico per la predisposizione alla trombosi

Clotting Risk

Il test genetico per la predisposizione alla trombosi

28 mag, 2021

La trombosi è una condizione patologica che si verifica quando all’interno di un vaso sanguigno si forma un coagulo di sangue che prende appunto il nome di trombo. Conoscere la propria predisposizione al rischio di trombosi è possibile grazie a un test del DNA dedicato.

In questo articolo vedremo:

Cos’è la trombosi

L’equilibrio dell’attività emostatica è l’insieme di quei processi del nostro organismo in grado di impedire la fuoriuscita del sangue dai vasi, di mantenere l’integrità dei vasi sanguigni e assicurare la fluidità del sangue.

Questo insieme di processi può essere essere attivato in modo fisiologico da traumi e ferite, oppure spontaneamente in presenza di fattori scatenanti che possono portare alla formazione incontrollata di coaguli e all’occlusione dei vasi, sia nelle arterie che nelle vene. Questo fenomeno è noto come trombosi.

Trombosi arteriosa e trombosi venosa

Si distinguono due tipologie di fenomeni trombotici, a seconda del tipo di vaso sanguigno interessato:

  • la trombosi arteriosa, che interessa appunto le arterie e può causare infarto miocardico e ictus;
  • la trombosi venosa, che interessa le vene e può portare a tromboembolia venosa ed embolia polmonare.

Strutturalmente, i trombi arteriosi e i trombi venosi sono distinti:

  • i trombi arteriosi sono ricchi di piastrine e si formano ai lati o intorno alle placche aterosclerotiche rotte;
  • i trombi venosi invece sono ricchi di fibrina e globuli rossi e possono verificarsi nonostante una parete endoteliale intatta.

Quali sono i fattori di rischio per la trombosi

I fattori di rischio per trombosi arteriosa e venosa sono riportati in Tabella 1.

FATTORI DI RISCHIO ASSOCIATI A TROMBOSI ARTERIOSA E VENOSA

FATTORI DI RISCHIO ASSOCIATI A
TROMBOSI ARTERIOSA

FATTORI DI RISCHIO ASSOCIATI A
TROMBOSI VENOSA

Aterosclerosi

Età

LDL

Eventi aterotrombotici

Chemioterapici

Gruppo sanguigno diverso da 0

Infezioni

Gravidanza

Trombofilia

Età materna avanzata

Natimortalità

Anemia

Bassi livelli di ADAMTS13

PTSD

Ipertensione

MPV

Fumo

Obesità

Diabete

Precedenti episodi di VTE

Gravidanza

Estrogeni

SLE

Contraccettivi orali

Terapia ormonale

Immobilità/viaggi a lunga distanza

MPV

Cancro/chemioterapia

 

Mutazione del fattore V, Protrombina e Fibrinogeno

LDL, Lipoproteine a bassa densità; ADAMTS13, disintegrina e metalloproteasi con ripetizioni trombospondina tipo 1, membro 13; SLE, lupus eritematoso sistemico; MPV, volume piastrinico medio; VTE, tromboembolismo venoso; PTSD, disordini da stress post-traumatico.

Tabella 1: Fattori di rischio associati a trombosi arteriosa e venosa (modificato da Koupenova et al.; 2017).

La variabilità genetica associata al rischio di trombosi

Oltre ai fattori di rischio sopra citati, sono state riscontrate alcune varianti genetiche in grado di aumentare il rischio di trombosi. Di seguito le più note:

  • Le mutazioni nel gene codificante il Fattore V di Leiden possono portare all'ipercoagulabilità. Il fattore V è essenziale per l'attivazione della protrombina a trombina, la sua azione viene normalmente inibito dalla Proteina C. La presenza di alcune varianti genetiche può interferire con questo processo e portare a una maggiore suscettibilità ad eventi trombotici (Bertina et al., 1994);
  • La mutazione G20210A nel gene della Protrombina rappresenta, insieme al fattore V di Leiden un comune fattore di suscettibilità a sviluppare trombosi. La presenza di questa mutazione è infatti in grado di influenzare la regolazione genica con conseguente aumento dei livelli plasmatici di protrombina (De Stefano et al., 2001);
  • Mutazioni presenti nel gene che codifica per la Proteina C (PROC) possono causare una perdita di funzione della stessa aumentando la suscettibilità ad eventi trombotici (Romeo et al., 1987);
  • La mutazione R225H nell'esone 8 del gene PROZ codificante per la Proteina Z è stata associata ad una più alta frequenza di trombosi in pazienti con la mutazione di Leiden. La Proteina Z, una glicoproteina sintetizzata dal fegato, serve come cofattore per l'inibizione del fattore Xa della coagulazione (Kemkes-Matthes et al., 2005).

Il test del DNA per la predisposizione genetica alla trombosi

Come abbiamo visto, i fattori di rischio che comportano una maggiore predisposizione allo sviluppo di questa patologia possono essere sia legati all’anamnesi e alla storia clinica, sia di natura genetica. 

Grazie all’analisi della sequenza dei geni coinvolti nei processi che regolano la coagulazione del sangue sopra citati, il test genetico predittivo è in grado di rilevare la presenza di varianti che aumentano la predisposizione alla trombosi e permette quindi di conoscere la suscettibilità genetica allo sviluppo di eventi trombotici

L’analisi viene effettuata mediante l’utilizzo di tecnologie di sequenziamento di ultima generazione, che garantiscono una elevata sensibilità nella rilevazione delle varianti genetiche di interesse, e un questionario anamnestico per la valutazione del rischio che prende in considerazione parametri come età, ereditarietà, abitudini e storia clinica.

Come funziona il test genetico per la predisposizione alla trombosi

Il test genetico Clotting Risk by netgenomics prevede l’analisi delle varianti genomiche attraverso Next Generation Sequencing (NGS) su sequenziatori illumina e la valutazione del rischio sulla base delle risposte al questionario anamnestico.

Per l’analisi, è necessario:

  1. un campione di saliva e di cellule epiteliali del cavo orale prelevato tramite tampone buccale;
  2. le risposte al questionario anamnestico.

L’insieme di queste informazioni viene analizzato con un algoritmo di intelligenza artificiale in grado di attribuire con efficacia la classe di rischio (Alto, Medio o Basso) di incorrere in fenomeni trombotici.

Se vuoi conoscere la tua predisposizione genetica allo sviluppo di trombosi, scopri il nostro test genetico predittivo Clotting Risk by netgenomics e acquista subito il tuo kit!

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Bibliografia

Koupenova M, Kehrel BE, Corkrey HA, Freedman JE. Thrombosis and platelets: an update. Eur Heart J. 2017 Mar 14;38(11):785-791;

Bertina, R. M., Koeleman, B. P. C., Koster, T., Rosendaal, F. R., Dirven, R. J., de Ronde, H., van der Velden, P. A., Reitsma, P. H. Mutation in blood coagulation factor V associated with resistance to activated protein C. Nature 369: 64-67, 1994;

De Stefano, V., Martinelli, I., Mannucci, P. M., Paciaroni, K., Rossi, E., Chiusolo, P., Casorelli, I., Leone, G. The risk of recurrent venous thromboembolism among heterozygous carriers of the G20210A prothrombin gene mutation. Brit. J. Haemat. 113: 630-635, 2001;

Romeo, G., Hassan, H. J., Staempfli, S., Roncuzzi, L., Cianetti, L., Leonardi, A., Vicente, V., Mannucci, P. M., Bertina, R., Peschle, C., Cortese, R. Hereditary thrombophilia: identification of nonsense and missense mutations in the protein C gene. Proc. Nat. Acad. Sci. 84: 2829-2832, 1987;

Kemkes-Matthes, B., Matthes, K. J., Souri, M., Koseki-Kuno, S., Ichinose, A. R225H amino acid substitution of protein Z identified in patients with factor V Leiden mutation. Brit. J. Haemat. 128: 248-252, 2005.

Scritto da

Team Netgenomics
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