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Iperglicemia e rischio di diabete: è colpa dei tuoi geni?

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Iperglicemia e rischio di diabete: è colpa dei tuoi geni?

25 giu, 2021

I processi biologici che portano alla comparsa dell’iperglicemia e a un maggior rischio di diabete sono molto complessi e coinvolgono principalmente il metabolismo dei carboidrati. In questo processo intervengono diversi fattori, tra cui la genetica.

In questo articolo vedremo:

Cosa sono i carboidrati

I carboidrati o glucidi (dal greco glucos, “dolce”) sono sostanze formate da carbonio ed acqua e sono contenuti per lo più negli alimenti di origine vegetale come i cereali.

Come abbiamo visto anche in altri articoli, i carboidrati sono uno dei maggiori macronutrienti essenziali per il fabbisogno energetico dell’organismo. I carboidrati rappresentano infatti la principale fonte di energia per l’organismo.

A seconda della loro struttura, i carboidrati si dividono in semplici e complessi: 

  • i carboidrati semplici, comunemente detti zuccheri, includono i monosaccaridi come fruttosio, glucosio e galattosio, e i disaccaridi, come saccarosio (il comune zucchero da tavola), lattosio e maltosio.
  • i carboidrati complessi, anche definiti polisaccaridi poiché formati dall'unione di numerose molecole di monosaccaridi, si dividono in polisaccaridi di origine vegetale (amidi e fibre) e polisaccaridi di origine animale (glicogeno).

Le fonti alimentari di carboidrati

Come noto, le principali fonti di carboidrati nella nostra alimentazione sono cereali e derivati come pane, pasta, riso, grano, orzo, mais, ma anche patate, fagioli, noci, semi, verdure e frutta, latte e derivati.

Secondo la classificazione dell’ISS, negli alimenti si possono infatti riconoscere tre categorie principali di carboidrati:

  • zuccheri, carboidrati semplici che si trovano naturalmente in frutta, verdura, latte e latticini. Gli zuccheri più comuni sono lo zucchero della frutta (fruttosio), lo zucchero da tavola (saccarosio) e lo zucchero del latte (lattosio);
  • amido, carboidrato complesso costituito da molte unità di zucchero legate insieme. L'amido si trova naturalmente in cereali, patate e legumi;
  • fibre, carboidrati complessi che il nostro organismo non è in grado di utilizzare a scopo energetico, ma la cui fermentazione a livello intestinale da parte della flora batterica è essenziale per regolare l'assorbimento e il passaggio dei nutrienti e per proteggere il nostro organismo da numerose patologie. Esse sono presenti naturalmente in frutta, verdura, cereali integrali e legumi

Come accennato poco sopra, i carboidrati sono la componente principale di un’alimentazione equilibrata. Poiché vengono assorbiti e utilizzati dall’organismo molto facilmente, è importante garantire un giusto apporto di carboidrati.

Secondo le Linee guida per una corretta alimentazione, una percentuale di circa il 45-60% delle calorie giornaliere dovrebbe provenire dai carboidrati, di cui la maggior parte (almeno i tre quarti) sotto forma di carboidrati complessi e non più del 10% come zuccheri semplici.

Per un’alimentazione equilibrata e per il controllo del peso corporeo, è importante non eliminare i carboidrati dalla propria dieta e stare attenti a consumarli in porzioni adeguate al proprio fisico, all'età e all'attività fisica svolta.

Oltre alla quantità, è fondamentale prestare attenzione anche alla qualità: è sempre consigliabile evitare gli alimenti contenenti zuccheri aggiunti, come bevande zuccherate, dolci e caramelle, preferendo invece frutta, verdura e cereali integrali.

Il metabolismo dei carboidrati

Una volta ingeriti, la digestione dei carboidrati inizia già dalla bocca, dove gli enzimi presenti nella saliva iniziano la scissione dei carboidrati complessi

Nello stomaco l'azione degli enzimi salivari viene interrotta dall'ambiente acido e riprende nell'intestino tenue dove, grazie ai succhi pancreatici, zuccheri e amidi vengono scomposti in glucosio, che viene quindi assorbito rapidamente e passa nel flusso sanguigno.

A questo punto, l’ingresso del glucosio nelle cellule è reso possibile grazie all’azione dell’insulina.

L’insulina è un ormone proteico ad azione ipoglicemizzante secreto dal pancreas la cui funzione principale è proprio quella di regolare dei livelli di glucosio nel sangue, riducendo la glicemia mediante l'attivazione di diversi processi metabolici e cellulari.

Il compito dell’insulina nel mantenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue è fondamentale: se infatti aumentano i livelli di glucosio ematici, si va incontro al rischio di sviluppare iperglicemia.

Cos’è l’iperglicemia

Per iperglicemia si intende una condizione in cui vi è un eccesso di glucosio nel sangue.

L'iperglicemia si verifica quando i livelli di glucosio nel sangue superano il valore soglia di 126-140 mg/dl a digiuno. Quando la glicemia supera la soglia renale per il glucosio (180-200mg/dl) compare la glicosuria ovvero la presenza di glucosio nelle urine.

I sintomi dell’iperglicemia

I sintomi che caratterizzano l'iperglicemia sono rappresentati da: 

  • sete intensa 
  • minzione frequente
  • stanchezza 
  • pelle secca 
  • guarigione lenta delle ferite
  • fame
  • visione sfuocata

Le cause dell’iperglicemia

L’iperglicemia si può considerare un “campanello di allarme” da non sottovalutare e al tempo stesso può essere la conseguenza di altre condizioni.

La disregolazione del glucosio con conseguente iperglicemia può avere infatti diverse cause, alcune delle quali sono acquisite e altre dovute a malattie congenite

Se l'iperglicemia è costante e protratta nel tempo, può dare origine al diabete, una malattia cronica secondaria alla persistente iperglicemia.

Cos'è il diabete mellito

Il diabete mellito (DM) è un disordine metabolico ampiamente studiato caratterizzato da iperglicemia cronica, con disturbi del metabolismo dei carboidrati, lipidi e proteine. Questo disordine è causato da una alterazione della secrezione o della azione dell’insulina

Il DM si divide in due categorie, il diabete mellito di tipo 1 e il diabete mellito di tipo 2:

  • Il tipo 1 è caratterizzato da una carenza totale di insulina e si manifesta principalmente entro i 30 anni, nella maggioranza dei casi nella pubertà ma anche nell’infanzia;
  • il tipo 2 è caratterizzato invece da gradi variabili di insulinoresistenza, alterata secrezione insulinica e aumentata produzione di glucosio e viene oggi diagnosticato con maggiore frequenza nei giovani adulti.

Il diabete mellito di tipo 2 è anche noto come “diabete dell’età adulta” ed è di gran lunga la forma più comune: si stima che fino al 90% della popolazione diabetica sia affetta da diabete di tipo 2.

Il diabete di tipo 2 ha infatti una eziologia multifattoriale, poiché è causato da fattori sia genetici sia ambientali.

Tra i fattori di rischio per l’insorgenza di diabete di tipo 2 si riscontrano:

  • Obesità (BMI maggiore o uguale a 25)
  • Inattività fisica
  • Ipertensione 
  • Ipercolesterolemia o "colesterolo alto"
  • Ipertrigliceridemia o “trigliceridi alti” (maggiori o uguali a 250 mg/dL)

Adottare uno stile di vita sano e attivo, con una particolare attenzione all’alimentazione equilibrata può essere di grande aiuto per ridurre la probabilità di sviluppare questa forma di diabete nel corso della vita.

Iperglicemia e alimentazione: l’indice glicemico IG

L’indice glicemico (IG) è un parametro che esprime la capacità degli alimenti di innalzare la glicemia, ovvero i livelli di glucosio nel sangue. Conoscere l’indice glicemico degli alimenti è importante perché alimenti con alto IG fanno aumentare rapidamente la glicemia, che a sua volta induce un rapido aumento di insulina.

Non bisogna però confondere l’indice glicemico di un alimento e l’indice glicemico di un pasto: 

  • l’indice glicemico di un alimento è un valore relativamente fisso che potrà comunque avere delle piccole variazioni in base al tipo di alimento e/o al suo stato di maturazione. Ad esempio, un frutto molto maturo avrà indice glicemico maggiore rispetto a un frutto più acerbo, il pane bianco ha un indice glicemico maggiore rispetto al pane integrale e così via;
  • l’indice glicemico di un pasto è dato invece dall’associazione dei diversi alimenti introdotti durante il pasto e che andranno a determinare l’IG complessivo del pasto. 

A grandi linee, gli alimenti a basso IG sono quelli che hanno un IG minore o uguale a 35, gli alimenti ad elevato IG sono quelli che hanno IG maggiore o uguale a 55, mentre gli alimenti che stanno in mezzo sono considerati a IG intermedio. 

In generale, è bene preferire cibi con IG basso poiché quanto maggiore è la velocità di innalzamento della glicemia, tanto maggiori saranno le difficoltà del pancreas di modulare la secrezione di insulina, e più grandi saranno i problemi di controllo del peso corporeo, del colesterolo, del livello energetico e, in generale, dello stato di benessere. 

Iperglicemia, il ruolo della genetica

Il metabolismo dei carboidrati è regolato dalla complessa interazione tra numerosi fattori, in cui intervengono geni diversi come MTNR1B, DNLZ1, PLUT, REG3G, PPARG, DNLZ, IGF2BP2, CDKAL1 e TCF7L2.

In presenza di alcune varianti genetiche o SNPs nella sequenza di questi geni coinvolti nel metabolismo dei carboidrati, possono infatti manifestarsi delle alterazioni metaboliche che portano ad avere elevati livelli di glicemia, con tutte le conseguenze del caso illustrate poco sopra.

Grazie a un test genetico predittivo dedicato all’indagine dei fattori genetici che regolano il metabolismo dei carboidrati, è quindi possibile conoscere la propria predisposizione allo sviluppo di iperglicemia e al rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

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Team Netgenomics
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